Torno da Messina dove sono stato qualche giorno all’Università – Cattedra di Educazione Speciale – per affrontare il tema della “neuro-didattica” con gli amici Anna Murdaca (la nostra “professoressa”), Vincendo Pillotti e Giovanni Galletta.
L’approccio neuroscientifico alla didattica pone quesiti come:
Per chi? – con chi? – cosa fare?
Che si riferiscono alle enormi difficoltà che la scuola ha dovuto affrontare di fronte non solo alla disabilità psico-mentale, ma anche al disagio, alle difficoltà di apprendimento, ai fenomeni di abbandono scolastico, di abuso e di violenza giovanile ed anche alle vere e proprie espressioni di criminalità.
La nostra esperienza ha portato ad affrontare questi problemi partendo da:
una conoscenza appropriata dei meccanismi mentali (teorie della mente) che sottendono allo sviluppo psico-affettivo (timologia) ed alla resilienza;
l’organizzazione dei meccanismi di difesa;
lo studio delle reazioni psico-affettive agli stress acuti e cronici;
le decennali osservazioni derivate dalle psicoterapia e dalle applicazioni riabilitative, di arte-terapia e di ippoterapia in casi di disabilità di diverso tipo e ordine.
Queste considerazioni hanno spinto a cercare di aprire un dibattito sulle problematiche che concernono la neurodidattica con l’obiettivo di puntualizzare quali siano le migliori strategie per poter dare agli adolescenti un “mano-forte”, capace di far superare vecchi limiti culturali ed esistenziali, vincere l’inerzia e la paura, raggiungere livelli di appagamento sufficienti per una valida qualità della vita, nella pienezza di una scelta per la vita che è sinonimo di libertà, di convivenza, di rispetto per le pari opportunità, di rinnovamento e di crescita.
lunedì 4 giugno 2007
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